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CAVALLI
EQUUS
Piccolo e irsuto
correvi con la tua
grandezza dentro.
L’uomo ti ha visto e ha
sentito il cuore mancargli.
Ti aveva trovato.
Con mano delicata e sapiente
ha portato alla luce la tua bellezza
e ha curato la tua anima selvaggia.
E ombre ha tolto ai tuoi occhi.
E un lucente mantello ti ha dato.
E lunghe gambe sottili.
E narici delicate come fiori.
E labbri come di seta.
E passo come di danza.
E sguardo come di donna.
E forza come di diavolo.
Forse gli sopravviverai per un poco,
ma proprio per poco.
Perché sei lui
e tornerai piccolo e irsuto.
* * *
UN PUROSANGUE DA ABBATTERE
Sei disteso su un prato verde
con la tua zampa spezzata.
che muta urla il suo dolore.
La tua testa rimane alta
e il tuo sguardo diritto
mentre vedi avvicinarsi il Giusto.
E ti prepari.
IN MORTE DI UN CAVALLO
Sono rimasto solo
dopo l’ultima corsa.
Solo con le mie orecchie
a risentire la tua voce.
Solo con i miei occhi
a guardare l’erba calpestata dai tuoi zoccoli.
A sentirne l’umido odore.
* * *
PRIMA NASCITA DI UN PULEDRO PER ME BAMBINO
Tutto bagnato
ti ho visto venire.
Con sguardo smarrito
ho cercato il tuo sguardo smarrito.
E domande ti ho fatto
e domande mi hai fatto.
E voci di adulti
come grappoli di silenzio
intorno al nostro colloquio.
* * *
AL MONDO
In piedi, in piedi!
Così da lontani terrori sospinte
le zampe malferme
più diritte che forti
in affanni ristanno.
Odori violenti di luce
dilaniano
un piccolo cuore in convulso.
Nell’ombra grande
vicina
profumo di caldo.
Sospiro.
* * *
STAGIONE D’AMORE
Un dito sottile di fuoco.
Come di disagio sottile al principio.
Furibondo s’è fatto.
E divampa.
Riarde le reni.
E alle nari si affaccia
e allo sguardo in ardenti bagliori.
Domina la zampa che rabbiosa sgretola zolle
e la testa ansiosa
che cerca…che cerca.
Ecco
è laggiù.
E’ laggiù quel che cerca.
Un rombo come di tuono
risuona nelle orecchie diritte.
Ma viene da dentro.
E’ da dentro che viene
che spinge.
Veloci
le zampe di ghiaccio
accarezzano l’erba.
Uno sguardo come di fiamma
ha inseguito e raggiunto
uno sguardo diverso.
Di fronte
gli evoca lontani ricordi.
Sua madre?
Ma già dal petto
squillante
si leva un nitrito.
Delicato
violento
un rito si compie.
E già la fiamma
nei lombi riarsi
di un poco si spegne.
* * *
ORDALIA
Eccolo.
Viene.
E forte preme sull’erba
mentre cammina.
Ha lucido il manto
e frementi le nari.
Ti è accanto.
E intorno lentamente ti gira.
Indifferente
sembra
il tuo fianco porgi al suo fianco
ma vigile osservi
quel lento girare arrogante…
Tu lo sai quel che vuole
ma il branco pur vasto
soltanto un signore sopporta.
Nel cielo
zoccoli neri
d’un tratto lampeggiano
cercando la carne.
E avide zanne
dai labbri rattratti
sogghignano
cercando la carne.
Giorno di primavera
come giorno di guerra quest’oggi.
E’ grande la posta
e a lungo risuonano i colpi
sui corpi sudati
sui mantelli scomposti.
Ma già l’occhio s’attorba
e più lento è il giostrare
del nuovo guerriero.
In un cuore animoso
si spegne infine la fiamma.
Il signore è più forte.
A te omaggio o signore.
Il branco pur vasto
soltanto un padrone sopporta.
* * *
STALLONE
In te ho cercato la misura di me.
La mia nella tua forza.
Non sei mai stato il mio schiavo
ne’ io l’ho desiderato.
Mi hai combattuto.
Mi hai guardato con occhio di sospetto
ma anche con sguardo d’amore
così come io ti ho sempre guardato.
Sei il mio prigioniero di guerra
e certo fuggirai col vento tra i denti
quando per troppo amore
lascerò aperto il varco.
* * *
AFORISMI
Dio,
come hai potuto permettere
che l’uomo assoggettasse
il grande,
nobile,
indomito cavallo!
Dio,
grazie per averlo fatto.
E’ bello il mio cavallo
quando, un orecchio su e uno giù,
sonnecchia incastrato nelle sue ossa
come un pupazzo di legno.
E’ bello il mio cavallo in cima alla collina.
Oh, quel buon odore
di fiante appena deposte.
Ho pianto raramente per dolore,
ma più e più volte di emozione
Pensando al cavallo.
* * *
LA MIA PRIMA GALOPPATA
Sogni ho sognato
Innumerevoli
Di galoppi sfrenati
Quando poi la prima volta è accaduto
ero secondo di due
E il vento gli occhi lacrimava nell’aria
Allora è sorto il sole
e la luna brillava e le stelle tremavano
Ero secondo di due
e Dio forse era lì
L’ ho quasi toccato
Stupefatto
ho visto il cavallo davanti al mio
che spingeva sul mondo
con la potenza sovrannaturale del mondo
e zolle di terra volavano
Dio era lì
L’ ho quasi toccato
E zolle di terra ho mangiato
ed era ambrosia
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