Presso il Centro ENEL Alessandro Volta di Montalto di Castro, e fino al 3 settembre, si può visitare “Il disincanto della tonalità”, una mostra di pittura e scultura di Marco Ferri. E’ una mostra di qualità, una mostra che non capita spesso e che, quindi, vale la pena vedere.

Ferri è un giovane pittore e scultore che, saggiamente, sente la sua terra natale come fonte visiva di riferimento. Così troviamo lo spazio enorme della Maremma, insieme ai silenzi e a quel non so che di melanconico delle pianure, accanto ai paesaggi urbani magistralmente costruiti in un incastro di luci ed ombre, descritti con un raffinato gioco di tonalità.

Ferri compie una spietata selezione di segni per cogliere l’essenza del suo intento, ed è questo che dà una forte struttura architettonica alle sue immagini, da non confondere con una certa ossessione della sintesi, così di moda ma spesso solo un modo per svuotare l’immagine d’ogni contenuto Questo artista sa quello che vuole, sa quel che deve restare, come lo sapevano i maestri toscani, suoi lontani parenti intellettuali.

Ferri sa rivestire ogni lavoro di una toccante atmosfera, trasformandolo quasi per magia in una sottile vibrazione di colori che diventa luce, un vibrare che forma la sua poetica, come una frequenza al limite dell’udibile.

Questo silenzio particolare s’incontra spesso in Maremma, quando si è soli e attenti, è parte fondamentale dello spirito del luogo, e Ferri sa catturarlo sia negli splendidi paesaggi urbani, sia negli altri lavori. Anche nelle sue sculture è presente la Madre Terra, con figure ancestrali dotate di quella tensione interna che parla di vita.

Brian Mobbs