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Brian Mobbs, pittore e scultore, è nato a Londra il 19 aprile 1937. Nel 1952 vince una borsa di studio all’Ealing College of Art di Londra, dove studia pittura e scultura fino al 1957, anno in cui ottiene il diploma nazionale di Disegno. Dopo aver insegnato in Gran Bretagna e aver viaggiato per l’Europa, nel 1959 si ferma in Italia, stabilendo casa e studio a Tarquinia. Viaggia ancora ed espone in Canada, Messico, Stati Uniti, Australia, Libano. Pittore fra i più personali, ha ottenuto premi e riconoscimenti critici a livello sia nazionale che internazionale. Sue opere si trovano presso collezioni pubbliche e private in Italia, Stati Uniti, Canada, Grecia, Australia, Libano, Germania, Svezia e Francia. Attualmente vive e lavora a Tarquinia. * * * "La pittura per Brian Mobbs è affermazione di una possibilità, oggi compromessa e minacciata, per l’uomo di tornare a vivere la natura e il nostro rapporto con essa come condizione e realtà quotidiana. I temi della sua ricerca riattivano davanti ai nostri occhi i verdi pascoli e i boschi, i cavalli in libertà, gli animali e le vegetazioni, nei loro colori e toni, nella loro vitalità, nel loro essere così sé stessi in armonia con i cieli della natura, le stagioni nell’immediatezza e innocenza. Evoca la sua pittura l’età del primordio, dell’innocenza, quando il tempo era segnato dalla semina e dal raccolto, dalle fasi della luna e dal corso del sole, e le piante .e le pietre avevano voce, parlavano all’uomo. Oggi che questi valori appaiono travolti dal ritmo serrato delle trasformazioni e del progresso, proprio nel presentimento di una loro sparizione definitiva, Mobbs ne riafferma l’incorruttibile e intatto significato; il loro essere segno e simbolo di un desiderio del divino e del sacro inappagato e inappagabile dell’uomo; della memoria nel profondo di un tempo nel quale gli Dei e gli Eroi stavano in mezzo a noi e l’esperienza quotidiana realizzava l’unità con i grandi Archetipi. La pittura per Brian è forza che si ricollega a questa età di origine e creazione, che trasforma il sogno, come dimensione singola e personale di vissuto del mito, in visione definita e invalicabile, un’immagine struggente e forte, come i paesaggi della Maremma che rappresenta, di realtà. Non c’è soltanto la preoccupazione ecologica, il senso di inquietudine di un mondo che giorno dopo giorno pare destinato a sparire: il tono e l’atmosfera della sua pittura non è di ritornante elegia; ma è di partecipazione di intensa emozione, di affermazione di una facoltà ancora intatta di poter vivere in uno spazio un po’ più ampio e felice, di quello che pare chiuderci in queste anonime avanzate di cemento e di mura. É riscoperta del mistero che alita dietro ogni presenza; senso del brivido che il contatto autentico con la natura ci dà, della voce di Dio che torna a tuonare nel «roveto ardente», o nel sogno e nel racconto di incontri, con Pan o con le Ninfe, con Diana e con Apollo in luoghi senza tempo che soltanto la creazione poetica rende per noi attuali e veri. Il sogno, la visione dell’uomo primordiale, così come è stata struggente aspirazione e tensione del romanticismo, in quelle marine e paesaggi, pensiamo a Turner, trovano nella pittura di Mobbs una profonda e intensissima eco; una virile e poetica affermazione che la natura deve essere luogo della nostra vita e dimensione del nostro sogno. Poetica riscoperta della sacralità della vita e di un irrinunciabile desiderio di libertà e di armonia del nostro destino con i tempi lunghi dei cicli della natura e dei corsi degli astri". Elio Mercuri * * * "L'artista comincia a lavorare da un punto lontano (orizzonte tracciato o intuibile fuori quadro) e da quel punto si avvicina allo spettatore spiegando, chiarendo con infintiti dettagli in primo piano. Sono i piccoli segni tracciati, i dettagli a suggerire il complesso gioco della molteplicità naturale. Fili d'erba sottili, piccoli fiori di campo descrivono un microcosmo che, passando al secondo, al terzo piano dell’opera, diventano macchie sempre più semplificate fino a costituire un fondo indistinto. E’ il primo piano a fornire la chiave di lettura in grado di unificare le due visuali., lontana e vicina, e a rivelare quella meravigliosa semplicità. Suggerisce, un tale metodo di lavoro, che in questa unità stilistica sta 'impronta del mistero divino che abbraccia tutto il creato.
Ogni giardino terrestre
richiama l'unico Giardino, l'Eden perduto. Ogni nostro giardino è, in
realtà, luogo di meditazione, tentativo di recuperare quel tempo d'inizio
in cui eravamo realmente parte della natura, è sintomo di una nostalgia
spesso incompresa. E questo per noi, oggi, il senso di un'arte che vede e interpreta la natura, di una pittura di paesaggio: dobbiamo tornare a vedere per comprendere, lasciar parlare la natura in noi, che ne siamo parte, per presentare la nostra visione nella quale ognuno riverserà tutta la propria esperienza, le proprie conoscenze".
G. E. Carretto
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