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Poiché la tua voce mi giunge dal tempo ricurvo
Poiché la tua voce mi giunge dal tempo ricurvo che la tua mano si posi lungo il muro del labirinto... e venne la dea portando le fragili membra oltre la soglia che guida nel regno dei morti se la soglia dell’antro è tutta di marmo splendente splende la bianca dea, la bianca carne di marmo disse la dea: O scheletri velati di sangue in attesa del buio alle soglie di un mondo varcate anche voi la soglia di tenero marmo che la carne si sfalda come marmo per lo scalpello Passò la turba gridante, ora in silente cammino e si perse nell’ombra oltre le soglie passate mura di rocche la fuori rimasero solitarie ma i dubbi d’un tempo si sono persi nel buio e odore di muschio e celata acqua frusciante se la dea qui cammina è tremito bianco nel fondo avanza nel bianco ma non trovare il cammino che ogni strada è celata e restano veli di sangue ma per avere una meta che non dica certezza tremito e bianco di mano e bianco di marmo rimanga il bianco negli occhi a velare il cammino
che se prendi una strada risplenda solo la scelta.
(1977) |